Il progetto
“Ancora una volta Isaia si impegna in un progetto a forte impatto sociale nella regione Campania, territorio nel quale il marchio sartoriale è nato e a cui sente profondamente di appartenere“.

Così recitava l’incipit del Comunicato pubblicato dal gruppo Isaia nel Febbraio 2022 (in una fase ancora caratterizzata dall’emergenza Covid) dopo la stipula del protocollo d’intesa con la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, rappresentata dal Direttore dell’istituto Dr.ssa Donatella Rotundo, lungo una dinamica operativa che si svolge su un arco triennale.
L’iniziativa era volta a favorire la riabilitazione e il reinserimento sociale dei detenuti. Il progetto si basa su un laboratorio di camiceria con il fine di fornire competenze professionali ai detenuti, contribuendo al miglioramento delle loro prospettive lavorative una volta scontata la pena.
Il laboratorio è nato dalla collaborazione tra il Ministero della Giustizia, istituzioni locali e imprese del settore tessile, con l’intento di sviluppare percorsi di formazione professionale direttamente all’interno del carcere. Questi tipi di iniziative si inseriscono in un contesto più ampio di politiche che mirano a ridurre il rischio di recidiva, offrendo ai detenuti l’opportunità di una crescita personale e professionale.
Nell’economia e sviluppo di questa iniziativa, la Fondazione Isaia ricopre il ruolo di consulente e supervisore, cioè di “advisor” della Casa Circondariale, assumendosi la direzione operativa volta alla creazione del progetto, nonché la valutazione degli standard e i compiti di verifica operativa dei risultati. All’occorrenza proporrà anche i correttivi necessari, svolgendo un ruolo di coordinamento delle varie attività. La Isaia & Isaia Spa, invece, si incarica del coordinamento nei diversi aspetti della pianificazione produttiva e riveste le funzioni concernenti l’expertise tecnico-sartoriale.
La partenza
Il progetto, partito qualche mese dopo la stipula, ha visto la partecipazione di 40 detenuti nella produzione di camicie per il personale penitenziario all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. I detenuti hanno realizzato 30.000 camicie all’anno destinate al Ministero di Grazia e Giustizia, con la possibilità di ricevere una retribuzione mensile come addetti al laboratorio oltre ad una futura opportunità lavorativa a fine pena.
Il laboratorio di camiceria è stato allestito con la più aggiornata dotazione di macchinari attrezzature del tutto analoghe a quelle usate nelle aziende dedicate alla produzione di camicie di alta gamma. I detenuti sono stati scelti e valutati dalle sarte dal punto di vista tecnico, mentre dal punto di vista giuridico sono stati scelti i detenuti con fine pena superiore ai tre anni; tra i criteri di valutazione ovviamente anche la buona condotta. I detenuti selezionati hanno seguito un corso di formazione condotto da professionisti del settore tessile, acquisendo competenze tecniche che spaziano dalla modellistica al taglio, fino alla cucitura.

Un primo bilancio
Il laboratorio di camiceria si pone come un modello di inclusione sociale e di formazione professionale all’interno del sistema penitenziario italiano, permettendo la creazione un ponte tra il mondo delle imprese e quello delle istituzioni penitenziarie, favorendo una sinergia che può portare benefici ad entrambe le parti. Infatti le aziende che dovessero assumere ex detenuti impegnati presso il laboratorio potranno possono contare su manodopera formata mentre i detenuti hanno l’opportunità di mettersi alla prova in un contesto lavorativo molto simile a quello che hanno imparato a conoscere all’interno del penitenziario, con una domanda certa perchè proveniente dallo stesso Ministero di Grazia e Giustizia
Dunque un modello con diversi punti di forza rispetto ad altre esperienze di lavoro in carcere interessanti in sè ma con sbocco incerto sul mercato; un modello già applicato in varie Regioni del Nord con diversi brand del Made in Italy e che ora ha trovato nuova linfa a Santa Maria Capua Vetere, visto che dopo il laboratorio di camiceria è stato avviato anche quello per la produzione di cravatte (affidato alla supervisione dell’azienda Marinella) ed a breve partirà anche quello per la produzione di tute, sempre sotto la supervisione tecnica del gruppo Isaia
In conclusione, il progetto del laboratorio di camiceria presso il penitenziario di Santa Maria Capua Vetere rappresenta un esempio virtuoso di come il carcere possa diventare un luogo non solo di detenzione, ma anche di riscatto sociale e professionale, contribuendo concretamente alla costruzione di un futuro migliore per coloro che stanno scontando una pena, tanto da essere riportato tra i casi di studio in una audizione al CNEL svoltasi a Roma il 16 Aprile 2024 e centrata sul reinserimento lavorativo attraverso le esperienze di lavoro in carcere