06/03/2025

Continua il progetto Adotta una Scuola: un’alleanza tra il lusso italiano e le scuole di eccellenza

Vi raccontiamo il percorso realizzato dal brand Isaia con il supporto operativo della Fondazione per la terza edizione del progetto Adotta una Scuola lanciato da Altagamma all’interno della campagna per la difesa dei “Talenti del Fare”.

Particolare ADV per la prima edizione del progetto con i 17 brand aderenti, passati a 33.

 

Partito nell’anno scolastico 2021-22, il progetto è cresciuto in termini di brand aderenti e di contenuti dei percorsi. Come nelle precedenti edizioni il gruppo Isaia ha affidato alla Fondazione la progettazione di dettaglio e lo svolgimento operativo del progetto Adotta una Scuola in collaborazione con la Isabella d’Este Caracciolo

Per la terza edizione è stato immaginato un percorso in due fasi (una parte teorica seguita da una intensa fase di laboratorio/workshop) destinata a due classi (una con indirizzo Moda ed una con indirizzo Grafica) che dopo aver seguito insieme la parte teorica si dividono durante la fase dei laboratori per ritrovarsi nella fase finale durante la quale ciascuna classe conoscerà il lavoro dell’altra ed entrambe potranno vivere l’esperienza di una visita in azienda oltre che di un contatto con l’ITS MIA Moda Campania per una importante attività di orientamento. 

Inoltre per ogni classe verranno selezionate due persone che potranno svolgere uno stage/tirocinio di due settimane presso l’azienda Isaia.

La Dirigente della Isabella d’Este Caracciolo, Giovanna Scala con una parte delle due classi coinvolte nel progetto.

 

In questo articolo un resoconto della prima fase svolta attraverso cinque incontri basati su lezioni teoriche.

 

Mercato del lusso, filiere e distretti, il Made in Italy

Punto di partenza dell’intero percorso è un ragionamento sul lusso, sviluppato in termini generali senza soffermarsi solo sulla moda e prevedendo anche alcune digressioni nella storia della filosofia moderna, in particolare con un classico come la “Favola delle api” di Bernard Mandeville che ha contribuito a cambiare l’approccio su questo tema. Ora come allora il lusso divide e crea dibattito ma muove aspirazioni ed economie.

 

Le filiere e i distretti italiani sono il cuore pulsante del Made in Italy, dove tradizione e innovazione danno vita all’eccellenza. Con 101 distretti distribuiti da Nord a Sud nei vari settori di riferimento e censiti ufficialmente sulla base di criteri oggettivi, l’Italia è il paese che per primo e più di tutti ha saputo riconoscere il valore aggiunto della concentrazione in un territorio di capitale fisico, capitale umano e relazioni.

 

Ma cos’è il Made in Italy? Una definizione talmente usata ed abusata che si rischia di smarrirne il significato, quindi giova fare un passo indietro e ripercorrere i primi passi di un concetto che oggi ci sembra scontato. E’ quello che abbiamo fatto nell’ultima parte del primo incontro partendo dalla storia esaltante di Giovan Battista Giorgini che nel 1951 ha creato “dal nulla” una moda italiana capace di affascinare clienti di tutto il mondo.

Flash di storia della sartoria napoletana

Il secondo incontro è stato dedicato alla storia della sartoria napoletana ma partendo da un rapidissimo viaggio nel tempo per seguire l’evoluzione della moda maschile formale attraverso alcune tappe fondamentali come il farsetto, il frac, la redingote, fino ad arrivare nel Novecento al blazer. Evoluzione del gusto e dello stile che si fa anche elemento socio-culturale come nel famoso quadro di Gianbattista Moroni.

 

La storia della sartoria napoletana dal XIV al XVIII secolo, è stata raccontata fin dai suoi albori che gli storici fanno risalire convenzionalmente al 1351 con la costituzione della Confraternita dei Sartori nella chiesa di Sant’Eligio al Mercato (vicinissima alla scuola Isabella d’Este). Nei secoli successivi precise cause politiche e culturali hanno portato alla crescita della scuola sartoriale napoletana preparandola alla sua definitiva affermazione.

 

La storia della sartoria napoletana nel XIX e XX secolo racconta la fase della definitiva affermazione. Capacità di affrancarsi dai modelli esteri unita ad un altissimo livello tecnico sono stati gli ingredienti di un successo che dai piccoli laboratori artigianali si è propagato verso il modello tutto italiano (e napoletano) delle sartorie industriali, mentre a Napoli si sviluppava anche una distribuzione moderna con nomi come Mele, Miccio ed altri.

 

Gli altri tesori del Lusso della Campania

Nel terzo incontro gli studenti sono stati portati ad allargare la loro punto di osservazione per comprendere che la sartoria non è un unicum ma è parte di un più ampio patrimonio fatto di artigianato, arte e natura. Prodotti come il corallo di Torre del Greco, la seta di San Leucio, le ceramiche di Capodimonte ei gioielli del Borgo degli Orefici sono il risultato non casuale di una terra da sempre votata al bello.

 

L’incontro è proseguito con la Moda femminile e i grandi maestri partenopei del passato come Fausto Sarli, Livio De Simone, Mario Valentino, Emilio Schubert. Il loro talento ha portato Napoli sulle passerelle internazionali, dimostrando che la nostra creatività non ha confini. E ancora oggi, piccoli atelier e laboratori continuano a innovare, mantenendo viva l’anima autentica della moda campana.

 

Per terminare è stato svolto un excursus su accessori come camicie e cravatte, calzature, borse, guanti, ombrelli e gioielli, anch’essi prodotti di grande fascino e ricchi di storia. Basti pensare al caso della cravatta, figlia di una tradizione nata in ambito militare e poi diventata riferimento di stile grazie a Luigi XIV che ne ha favorito l’utilizzo in tutta Europa mentre a partire dal Novecento l’epicentro della produzione e del gusto si sposterà gradualmente a Napoli.

 

Collezioni, stagionalità e processi della Moda

Col quarto incontro il modulo di teoria ha spostato il suo sguardo dall’aspetto storico-culturale a quello gestionale. E questo viaggio all’interno di un’azienda di moda non può che partire da un percorso che passando dalle tipologie di prodotti (Classico, Sportswear, Accessori) e dai diversi target di riferimento (Alta Moda vs Pret a Porter) ci porta a comprendere il concetto di Collezione, valido ancora oggi anche se declinato in forme nuove come le capsule o lo stile athleisure.

Altro concetto fondamentale è quello della stagionalità la cui affermazione come modello strategico e operativo ha probabilmente influenzato la moda più di qualsiasi evoluzione sul piano stilistico o del gusto. Come quello di collezione anche il concetto di stagionalità oggi viene messo in discussione sotto la spinta di forse diverse e spesso contrastanti, tra la ricerca di un consumo sempre più rapido e una nuova tensione etica e culturale verso un prodotto durevole e sostenibile.

 

Questo prima parte del viaggio dentro un’azienda di moda si è concluso con uno sguardo ai processi della moda partendo dalla la creazione di una collezione. Dall’idea iniziale al momento in cui il capo arriva nell’armadio del cliente, tutti i passaggi devono essere accuratamente pianificati e collegati tra di loro come avviene in una staffetta. In questo caso però a passarsi il testimone non sono atleti ma processi come quelli creativi, le campagne vendita, i piani di produzione, le azioni di marketing e comunicazione, la gestione logistica e finanziaria.

 

Inoltre, durante la lezione è intervenuta Laura, una delle volontarie del Servizio Civile Universale che ha presentato l’argomento delle Capsule Collection.

Canali di vendita; MTO, MTS, MTM; Aree e funzioni chiave

L’ultimo incontro si è aperto con una breve presentazione di Asia, una delle volontarie del Servizio Civile Universale, riguardante tre pillole curiose sul mondo della moda. Tommaso D’Alterio DG della Fondazione, ha continuato la presentazione degli aspetti gestionali partendo dai canali di vendita. Infatti come insegna la teoria classica del marketing con le sue “quattro P”, le strategie di distribuzione sono fondamentali per il successo di un brand, e oggi si muovono tra boutique esclusive, piattaforme online e canali diretti con i clienti.

 

A seguire è stata presentata la classificazione di un capo in base a taglia, materiale, tessuto e modello e si sono analizzate le tipologie di vendita e di produzione come le macro-aree del Make To Stock (produzione per il magazzino), Make To Order (produzione da ordine in serie) e Make To Measure (produzione da ordine del pezzo singolo). Ogni scelta, dalla selezione dei materiali alla comunicazione del brand, contribuisce a definire il valore di un capo.

 

Infine, si sono osservate le aree e le funzioni chiave e le varie figure che lavorano in sinergia nel mercato della moda: quindi non solo lo stilista, ma anche tante altre come il direttore creativo, il modellista, l’ufficio vendite, il visual merchandiser, l’ufficio stampa, il servizio clienti. Tutte queste figure professionali che caratterizzano il panorama del settore, anche se poco conosciute, sono infatti indispensabili per il successo di un’azienda di moda di alta gamma.

 

L’incontro si è concluso con una parte interattiva svolta con due giochi digitali preparati dalle volontarie del Servizio Civile Universale per coinvolgere i ragazzi alla partecipazione attiva.

Il primo, realizzato con Mentimeter e il secondo con Quizziz. Entrambe i giochi hanno permesso di interagire con i propri device, rispondendo alle domande inerenti ai contenuti  appresi dalla lezione teorica seguita.

 

 

Conclusa questa prima parte di formazione teorica, da febbraio inizieranno i laboratori. I progetti si divideranno in due ambiti, uno per la classe di Moda e uno per la classe di Grafica. L’obiettivo sarà quello di portare a termine due prodotti finali nati dalle nozioni apprese durante la prima parte teorica.

 

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associato a Assifero