23/10/2024
Il libro Breve storia della città di Napoli nell’età borbonica illustra i 126 anni del Regno Borbonico, durante i quali Napoli si affermò come centro nevralgico di innovazione e cultura, sia dal punto di vista urbanistico che sociale, manifestando però al tempo stesso una serie di squilibri e contraddizioni i cui effetti sentiamo ancora oggi
Un viaggio alla scoperta delle radici storiche, sociali e culturali di Napoli, senza le quali ogni riflessione sul presente rischia di essere parziale e superficiale. Una occasione di conoscenza e divulgazione in linea con la mission della Fondazione Isaia, nata per valorizzare i saperi presenti nel territorio campano e dunque anche la storia di questo territorio.
Napoli ha da sempre ispirato scrittori e poeti, affascinati dalla sua bellezza e dai suoi forti contrasti, ma gli storici non sono stati da meno al punto che gli studi sulla storia di Napoli rappresentano quasi un genere a sé stante ed occupano uno spazio significativo in qualsiasi libreria della città.
Qui di seguito ne ricordiamo solo alcuni
Storia del Reame di Napoli dal 1734 al 1825 (1834) di Pietro Colletta che offre una dettagliata cronaca del periodo borbonico, Napoli Greco-Romana (1905) di Bartolomeo Capasso che svela le antiche radici della metropoli, le opere di Benedetto Croce, come Storia del Regno di Napoli (1925) e Storie e leggende napoletane (1919) che intrecciano analisi storiche e cultura e tradizioni folkloristiche.
Passando ad anni più recenti ricordiamo laStoria di Napoli di Antonio Ghirelli (1974) che da cronista di razza ha costruito un piccolo classico capace di resistere nel tempo, Giuseppe Galasso con Napoli spagnola dopo Masaniello (1982) e Storia del Regno di Napoli (2007-2012) divisa in sei volumi, approfondisce le vicende politiche e sociali della città e da ultimo Napoli, Nostalgia di domani di Paolo Macry (2018) che segue traiettorie di lungo periodo per arrivare fino al presente.

Una sequenza di titoli ed autori che potrebbe intimidire anche lo studioso più esperto e competente. Come confrontarsi con tanta qualità e ampiezza di visione?
La Breve di storia di Napoli nell’età Borbonica di Silvio De Majo è un libro coraggioso, perchè si confronta con precedenti tanto illustri e tratta un periodo spesso al centro di polemiche tra opposte fazioni, ma è anche un libro nuovo che supera i confini della saggistica accademica per rivolgersi a un pubblico ampio, dagli esperti di storia fino ai curiosi.

L’autore propone un ritratto della città di Napoli completo ma essenziale dividendo l’epoca borbonica in tre fasi fondamentali: il Settecento, forse il momento più felice nella parabola di questa dinastia; le due cesure del 1799 e del 1815 che furono caratterizzate da due rivoluzioni e due restaurazioni; la fase finale che va dalla seconda restaurazione al crollo della monarchia Borbonica
La novità del libro, come sottolinea Guido D’Agostino nella presentazione, è rappresentata dalle box di dettaglio, posizionate a lato del testo. Questi spazi di approfondimento non solo arricchiscono la narrazione con curiosità, ma offrono un prezioso supporto alla lettura, illustrando gli avvenimenti storici che caratterizzano questa “breve storia” della città di Napoli e il suo ruolo culturale nel tempo.
Innanzitutto due parole sull’autore
Silvio De Majo è stato per anni docente di Storia contemporanea e Storia economica all’Università Federico II di Napoli. Autore di numerosi libri e saggi, ha incentrato la sua ricerca a partire dal Settecento fino al primo Novecento analizzando tematiche del Mezzogiorno come la società meridionale, l’industria chimica, tessile e della pasta, l’economia e il periodo borbonico. Ha scritto Breve storia del Regno di Napoli (1996), L’industria dei mercanti. Il sistema commerciale e manufatturiero di Cava dei Tirreni nel XIX secolo (2012), Biografie napoletane. Sovrani, ministri, soldati, economisti, giuristi, rivoluzionari del ‘700 e dell’800 (2017).
Nel 2022 il Prof. De Majo, primo referente per la ricerca storica della Fondazione Isaia sulla storia della sartoria napoletana, viene consultato per la scelta di un classico della storia di Napoli da ristampare nell’ambito del lavoro della Fondazione per la valorizzazione del patrimonio storico del territorio, ma il Prof. De Majo rilancia proponendo un suo testo inedito.
La reazione di Gianluca Isaia, Presidente della Fondazione, è raccontata nella sua prefazione al libro:
<<La mia curiosità si è trasformata in vivo interesse quando ho letto il lavoro del Prof. de Majo, apprezzando lo stile asciutto, le riflessioni non influenzate da teoremi preconcetti, la struttura agile che consente anche una lettura intermittente ma senza mai cadere nella superficialità.>>
Grazie alla collaborazione tra Silvio De Majo e la Fondazione Isaia, un nuovo strumento viene messo a disposizione di chi considera la storia il luogo della conoscenza e dello studio, e non un paravento per affermare le proprie teorie preconcette.
De Majo, con un racconto cronologico ci guida attraverso i momenti salienti di un’epoca storica ricca di fermenti, svelando aneddoti significativi e spesso poco noti.
Uno dei contenuti più interessanti è senza dubbio l’analisi delle trasformazioni sociali introdotte con il primo censimento della popolazione, divisa per quartieri e a seguire i mestieri della Napoli del tempo. Nel corso dell’Ottocento, le attività artigianali si evolsero pari passo con le esigenze del popolo e della borghesia. De Majo all’interno di una tabella, riporta i numeri di artigiani, operai e altri mestieri attivi a Napoli nel 1844. Tra questi vi erano calzolai, guantai, appartenenti al settore edile, venditori alimentari, falegnameria e affini. Questi, erano un esempio di come il commercio avanzava nonostante i dissapori storici.
Un dato importante a testimonianza di una città che col tempo si consolidava sempre più, diventando un tessuto stratificato di civiltà.

F. Palizzi, la fioraia.

F. Palizzi, il pescivendolo.
Naturalmente un libro dedicato al periodo Borbonico non può sottrarsi al tema della costruzione della prima ferrovia d’Italia, uno dei più dibattuti nei confronti tra sostenitori e detrattori di questa esperienza di governo
La Napoli-Portici, un primato partenopeo, è stata inaugurata con l’aiuto francese il 3 ottobre del 1839 ad opera di Ferdinando II. Nonostante l’iniziale vantaggio di questo gioiellino tecnologico, mancava una visione strategica per l’espansione della rete ferroviaria, limitando così il potenziale sviluppo economico e industriale del Regno delle Due Sicilie. a causa delle carenze politiche e amministrative che impedirono al Regno di competere con il resto d’Italia.
I dettaglio si trovano nella scheda ”La Bayard e la Napoli-Portici-Nocera”, dove l’autore approfondisce la storia e le dinamiche di costruzione da parte degli imprenditori francesi.

Locomotiva Bayard per la Napoli-Portici, 1839.
Silvio De Majo dedica anche una sezione approfondita alla musica, alla scultura, alla pittura e alle belle arti in generale. L’autore esplora il fervore artistico che caratterizzò Napoli durante il periodo borbonico, mettendo in luce il ruolo centrale della città come crocevia culturale e creativo. Le opere buffe e i melodrammi di Gioacchino Rossini e Gaetano Donizetti costituivano il panorama musicale contemporaneo.
Il genere del paesaggio era quello preferito dai pittori della Scuola di Posillipo. I dipinti erano caratterizzati da luci e colori sgargianti, immersi in un’atmosfera luminosa. Le sculture maestose, rappresentavano i re e la nobiltà che popolava la città.

A. S. Pitloo, Napoli da Chiaia, olio su tela.
In conclusione per chi vuole conoscere meglio questa fase storica così importante o semplicemente togliersi qualche dubbio su fatti personaggi e date, ”Breve storia della città di Napoli nell’età borbonica”, è un volume che merita un piccolo spazio nello scaffale dei vostri libri preferiti sulla storia della nostra amata città.