24/09/2020

Una nuova rubrica per imparare meglio Napoli

NAPOLI S’HA DDA MPARA’

Avviamo una nuova sezione delle nostre “Notizie” dedicata ad anticipazioni di nuovi testi in uscita (ma anche al recupero di materiali già pubblicati) scelti tra contenuti in vario modo connessi alla nostra attività

Non faremo una selezione, e tanto meno una classifica, ma (senza porci steccati di nessun genere) proveremo a raccogliere piccoli frammenti della nostra identità, che crediamo non si possa comprende affidandosi ad un canone di letture “giuste” e “sbagliate” ma lasciandosi trasportare dalla sua grande vitalità che mischia vorticosamente alto e basso, tradizione e innovazione, senza mai farsi afferrare completamente.

Primo appuntamento con un libro composto di 20 racconti a cura di Pietro Nardiello pubblicato di recente dal Giammarino Editore, che ringraziamo per l’anticipazione concessa. Il titolo è “Interrompo dal San Paolo” ed è dunque facile prevedere che si parla di una delle passioni vissute a Napoli ed in Campania nella maniera più viscerale: il calcio

Una delle 20 autrici è una giornalista la cui strada abbiamo incrociato spesso e che prima di lasciarci un assaggio del suo racconto ha accettato di fare due chiacchiere con noi sull’argomento: Emma Di Lorenzo

Emma, come nasce questo progetto e il tuo coinvolgimento?

Tutto è nato da un incontro quasi casuale con il curatore Pietro Nardiello. Sono stata l’ultima a cui è stato proposto di scrivere un racconto ‘a tema’ in cui l’unica conditio sine qua non era che, al suo interno, i protagonisti ascoltassero un gol del Napoli al San Paolo. Mi è stato assegnato Antonio Juliano, un calciatore che ho sentito spesso nominare da mio padre, grande tifoso dell’SSC Napoli, ma che non ho mai visto giocare. Il gol che ‘interrompe dal San Paolo’ è infatti degli anni ’60.

Quali reazioni stai raccogliendo rispetto all’idea di invadere insieme alle tue 19 compagne di squadra un terreno tradizionalmente maschile?

L’accoglienza da parte della stampa e del pubblico è stata fino ad ora positiva. Credo che, anche in Italia, parlare tanto di lavori considerati ‘maschili’ e, in particolare, di calcio al femminile sia fondamentale. Se la nostra ‘squadra’ di giornaliste riesce a smuovere ancor di più le coscienze, allora l’obiettivo per me è raggiunto. Da sempre mi piace andare contro i luoghi comuni, un esempio è appunto questo racconto di fantascienza a cui ho pensato in associazione a un gol che si ascolta alla radio. Sono felice di aver trovato altre persone, compresi l’editore e il curatore, che come me non solo si mostrano disinteressati agli stereotipi, ma li frantumano con l’arma della parola e del dialogo. Per la serie: ‘non si può? E chi lo dice?’.

Ci puoi dire qualcosa del tuo racconto?

Prima di tutto che è stato ultimato a Giffoni, durante il Festival, con il cui staff ho il piacere di lavorare da qualche anno. È un racconto di fantascienza, per quanto strano possa sembrare, ricco di citazioni cinematografiche e letterarie di genere. Si dice che i migliori scrittori parlino di sé e di ciò che hanno vissuto. Non oso definirmi tale – non sono una scrittrice – ma, da fervida divoratrice di libri – e di film -, ho sempre voluto cimentarmi nell’impresa di scrivere e, nel farlo, ci ho messo me stessa, le mie passioni e la mia famiglia. Già nel titolo, LinColN, le maiuscole non sono casuali: LCN sono le lettere che, nell’alfabeto italiano, seguono IBM. Esattamente l’opposto della coincidenza che si verificò per uno dei capolavori di Stanley Kubrick, “2001: Odissea nello spazio”, e per il romanzo omonimo di Arthur C. Clarke. HAL 9000, nome del supercomputer del film e del libro, raccoglieva infatti le lettere che precedono la sigla della nota azienda. Un caso, dissero tutti.

 Ed ora spazio al racconto di Emma!

Pietro Nardiello (a cura di)

INTERROMPO DAL SAN PAOLO

con
Emma Di Lorenzo, Adriana De Maio, Maria Teresa Baldi, Argia Di Donato, Gabriella Galbia- ti, Titti Improta, Daniela Volpecina, Iolanda Corradino, Francesca Flavio, Ilaria Mennozzo, Serena Li Calzi, Renata Scielzo, Alessia Bartiromo, Taisia Raio, Melina Di Marino, Sabrina Uccello, Sonia Sodano, Gabriella Calabrese, Nunzia Marciano, Valeria Grasso

Prefazione di Carlo Verna

giammarinoeditore

Giammarino Editore

 

ANTONIO JULIANO

“LinCoIN”

di Emma Di Lorenzo

«LinColN, accendi la radio».
«Cosa desideri ascoltare oggi, Joel?»
«Qualunque cosa che mi riporti a Terra».
Un forte rumore metallico e poi “L’inno alla gioia” di Antonio Vivaldi.
«Sai che la musica classica non mi è mai piaciuta. Dovrebbero averti settato sui miei gusti. Ritenta».
– Here we are now, entertain us. I feel stupid and contagious. –
«Negli anni ’90 mio padre era un adolescente. Sarà in quel momento storico che la musica è morta? Ora anche quella è ‘in pillole’. Non mi va di pensarci, continua a cercare, LinColN».
– L’uomo è sulla luna, l’uomo è sulla luna. –
«Ecco, questo mi sembra fin troppo in tema, ma è meglio cambiare».
– Campionato italiano 1966/1967. Napoli e Lecco si sfidano allo Stadio San Paolo. –
«Joel, il mio motore di ricerca dice che sono passati 80 anni da questa partita. Lo sport in questione si chiamava ‘calcio’. Pare si giocasse in undici uomini contro altrettanti avversari, tutti in pantaloncini. Se posso esprimere il mio parere di computer, lo trovo alquanto ridicolo…»
«Shhhh, fai silenzio, ammasso di ferraglia! Cosa puoi capirne tu di sentimenti e passioni forti? Stupido di un computer iper-intelligente che non sei altro. Il calcio era lo sport più amato sulla Terra e l’abbiamo distrutto, come il nostro pianeta. Ora giocano solo le donne, almeno loro sanno prendersi cura di ciò che amano. Però stiamo parlando degli anni ’70, mio nonno mi raccontava di quando andava allo stadio e piangeva…»
«Piangeva?»
«Eh sì, quando la squadra del Napoli perdeva, lui piangeva e suo padre si arrabbiava. Dinamiche familiari. Non puoi capire, sei un computer!»
«In campo Totonno Juliano.. zzz… zzz…»
«Non si sente nulla, spegni. Questo revival storico mi mette tristezza: sai dirmi qual è il senso di guardare a un passato che abbiamo distrutto?»
«Scusa Joel, non sono programmato per questo tipo di risposte. O dovrei dirti, semplicemente, 42?»
«Ti hanno programmato anche il senso dell’umorismo in base alle mie letture preferite? Andiamo avanti, qual è il piano per oggi?»
«Tra poco atterreremo su Express 999. Preparo la tuta, vuoi scendere e verificare la presenza di grafite sul pianeta o preferisci che vada Wal?». «Meglio Wal. LinColN, secondo te riusciremo a ricostruire ciò che abbiamo distrutto?»
«I miei sistemi non sono stati programmati per prevedere il futuro. Secondo i miei calcoli, abbiamo l’1% di possibilità di trovare nuovo materiale. Questo è ciò che posso dirti».
«La risposta è sempre 42, vero?»
«Non capisco cosa tu intenda».
«Non importa».
Camminare all’interno di uno Shuttle non è come nei film. La gravità zero, a dispetto delle tecnologie moderne, non è semplice da sopportare. Quel bianco del cinema nella realtà è insopportabile alla vista. Uno stanzone senza finestre e l’aria che non c’è. Il corpo umano incontra molte difficoltà, nonostante venga messo in condizioni di adattarsi alla situazione, grazie a tutti i progressi che circondano l’uomo del nostro tempo. Il rischio è di impazzire. Per questo c’è LinColN. Un bel nome, gliel’ha dato Joel, appassionato di “2001: Odissea nello spazio”.
Per fortuna i film ci sono ancora, sopravvivranno anche agli uomini e saranno ciò che i futuri abitanti dell’universo crederanno storia. – Ecco un pensiero ricorrente di Joel.
«Non mi dispiacerebbe se gli extraterrestri pensassero a me come a un Rambo».
«Joel, perdonami, non ho capito».
«Rambo, il personaggio di Sylvester Stallone. Uno degli eroi per eccellenza. Non ti avevano programmato sui miei gusti?»
«Sì, infatti scherzavo. Sono un’intelligenza artificiale, eppure mi sono abituato ai tuoi voli pindarici».
«Perché mi hanno mandato qui da solo?»
«Non c’erano molte unità umane disponibili. Mi fai questa domanda tutti i giorni, non credi che potrei offendermi?»
«Le macchine si offendono?»
«Magari impazzisco come fa HAL9000 nel tuo film preferito».
«A ognuno il suo computer e tu non impazzirai. Al massimo ci perderemo nello spazio. Tu sai che sulla Terra ero uno spazzino?»
«Certo che lo so, ma servivano quanti più umani possibile per le missioni di recupero elementi. Lo sai, il fine ultimo è ricostruire il pianeta in seguito alle recenti calamità naturali che lo hanno colpito».
«I pochi di noi rimasti possono vivere per sempre, eppure non siamo riusciti a preservare le tante risorse che avevamo, LinColN. Non abbiamo più acqua, gli animali si sono estinti tutti. Ci nutriamo di surrogati geneticamente modificati di ogni cosa. Come la si può definire vita?»
«Sei pesante. E sì, anche questa è una citazione per te. Preparati, siamo quasi arrivati».
«Essere presi in giro da una macchina, o destino crudele!»
«Io pensavo fossimo diventati amici».
«Sì, magari ci innamoriamo pure, come in “Her”».
«Non sei il mio tipo».
Sullo schermo compare la sagoma di un pianeta.
«Non me lo aspettavo rosso».
«Express999 contiene al suo interno una serie di elementi che gli conferiscono una conformazione particolare e, di conseguenza, questo colore peculiare. Oltre all’odore…»
«Mi stai dicendo che puzza?»
«Tanto non devi scendere. Ci stiamo preparando all’atterraggio: allaccia le cinture».
«Questo tuo umorismo mi sta stancando! Dove si diminuisce?»
«Questo non è un film, Joel. Arrivati. Un applauso al pilota?»
«Sonda in posizione, prepara le ‘pinze’».
Dalla nave si distacca un robot- sonda. Piccolo, occhi grandi, o almeno è quello che sembrano, ruote da ‘carrarmato’ e un aspetto quasi umano. Cerca qualcosa, scruta e muove una sorta di ‘braccio meccanico’. Improvvisamente suona. «Ecco, siamo pronti, ha trovato qualcosa. LinCoLn, metti in modalità manuale». Joel prende il controllo delle braccia meccaniche di Wal. Con una scava, con l’altra cerca qualcosa. Improvvisamente la consistenza del materiale di contatto cambia.
«Abbiamo trovato qualcosa. Wal, estrai e porta alla base. Adoro questa attesa, mi riconcilia con il mio lavoro».

Nel vano-trasporto compare un oggetto impolverato. «LinColN, procedi alla bonifica».
Dopo qualche minuto.
«Bonifica effettuata».

«Ma è carta! Fanno ancora oggetti di questo materiale? Non ne ricordavo più. Che ci fa un libro qui?»
«Materiale da museo!»
«Riesci a vedere qual è il titolo».

«“Anche gli androidi sognano pecore elettriche”».
«L’ho letto, meraviglioso! Ti rendi conto di che scoperta abbiamo appena fatto? Tutte le ‘spacezine’ parleranno di me, sono un eroe! L’Indiana Jones dello spazio! «Potevi almeno scegliere un personaggio con un assistente».
«Sherlock Holmes era già preso».
«Fai poco lo spiritoso e continuiamo a cercare. Potrebbero essercene altri. Dobbiamo scoprire cosa possa significare un ritrovamento del genere, a una distanza così grande dalla Terra».
«Forse è il tuo amato Piccolo Principe? Questo potrebbe essere il suo pianeta dove è tornato, dopo aver visitato la Terra».
«Questa idea mi piace, chiedi a Wal di cercare ancora».
Gol! Totonno Juliano segna il gol della vittoria. Il San Paolo è in delirio. 4-0 contro il Lecco… zzzz.
«Non avevi spento?»
«Mi sembrava giusto festeggiare».
«È presto per cantare vittoria».
Bip, bip, bip, biiiiip.
«Ha trovato altro! No, aspetta. Credo abbia qualche problema di connessione. Sta tornando verso la navicella e… la sta attaccando con il braccio meccanico?»
«Wal è in avaria. Reset completo in corso».
«Il robottino ribelle mi mancava».

«Capita di rado, deve esserci qualcosa nell’atmosfera del pianeta che ha attaccato i circuiti e l’ha fatto ‘impazzire’. Nulla di grave, siamo pur sempre macchine». «Quindi Kubrick aveva torto?»
«Non so cosa risponderti, temo la reazione. Diciamo che la lascerò alla tua libera interpretazione, se comprendi cosa intendo. Ti dirò solo che gli umani adattano troppo la descrizione di noi macchine ai propri sentimenti. Noi non proviamo paura, non sentiamo dolore. Non è semplice chiedersi cosa siamo se non sentiamo nulla».

Continua…

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